Plìn Plìn un cazzo!

Benritrovati.
Sono tre settimane che non mi faccio vedere da queste parti, sto cercando casa e spero di trovare presto un “grazioso monolocale” che non abbia l’angolo cucina elettrico accanto alla vasca da bagno!
“Ehi, almeno hai la vasca da bagno!”
Sì, che nell’annuncio corrisponde al soggiorno.

Comunque sono lieto di vedere che non è cambiato niente di interessante, a parte forse un paio di cose: la gestione dell’acqua e il numero dei trans ancora in vita.

(…sì, sono un bastardo. Anzi, in questo momento, un bastardo che accarezza il suo tenero coniglio.)

Visto che parlare di una indagine in cui muoiono due persone coinvolte mi sembra un esercizio da barbiere, parliamo della gestione dell’acqua.

Il governo del nanotrottoliere pone la fiducia sul ddl Ronchi,
già rinominato ddl that’s-all-folks! * che contiene la norma sulla liberalizzazione dell’acqua pubblica.
* (per i curiosi: http://www.phrases.org.uk/meanings/350000.html)

Io vivo a Roma, e l’idea che l’acqua che bevo sia “del sindaco” mi fa schifo, ma è ovvio che la soluzione che voglio non è dare la gestione dell’acqua ad un privato.
(Piuttosto è cambiare il sindaco, possibilmente con Sabrina Ferilli: vedeste che partecipazione ai consigli comunali!).

Ronchi: «con questa legge si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l’obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori. I privati dovranno dare prodotti migliori a prezzi minori».
E mentre lo dice sorride. Accarezzando il suo tenero coniglio.

Zanotelli dice che questa legge è la privatizzazione di un bene supremo come l’aria, è la fine della democrazia.

Da una parte Ronchi, dall’altra Zanotelli. Dall’altra ancora il mio poster di Krusty il Clown.
Non so proprio a chi dare retta!

Secondo gli economisti puri è sbagliato parlare di privatizzazione, perché non si tratta di regalare niente ai privati ma di mettere sullo stesso piano concorrenziale pubblico e privato, infatti le aziende pubbliche possono partecipare alle gare come le private, e quindi le pubbliche efficienti le vincerebbero.
Eppure non so perché, queste affermazioni mi suggeriscono solo l’immagine di gente incravattata che si stringe la mano sghignazzando.

La norma danneggia i comuni virtuosi, che gestiscono da soli e interamente in pubblico le loro risorse idriche con successo e soddisfazione dei cittadini obbligandoli ad includere il privato.
Sono esempi di cattiva speculazione.

E, sorpresa!, l’inserimento di un privato aumenterà le tariffe.
“Sì, ma L’italia ha le tariffe più basse d’europa!”
Oh, ma io non sarei così preoccupato se avessi lo stipendio di uno svedese.

Calcolare gli aumenti per ora è difficile, i vari movimenti dicono di aumenti dal 20% al 40%.
Basterà eliminare dal 20% al 40% della doccia: lo spazio tra le dita dei piedi, i polpacci, il retro delle cosce, la fessura interchiappale, ecc.

Se tecnicamente e finanziariamente le chiacchiere si sprecano, è evidente che questa norma inciderà sui cittadini in maniera considerevole.

Quanta gente non potrà più permettersi di avere dei pesci rossi?

Quanta gente non potrà più permettersi di lavare la macchina con l’acqua condominiale?

Lo scherzo di riempire il bicchiere del vicino fino all’orlo così diventa uno schiaffo alla povertà!

Mio padre ha messo un tassametro al rubinetto del bidet,
e ha già iniziato a riempirsi di frullati misti limone-banana.

A Latina (dove la privatizzazione dell’acqua è arrivata da tempo aumentando le tariffe fino al 300%) ho conosciuto un tizio che ha un impianto per distillare l’acqua dal proprio sudore.
Si infila dentro una grande bacinella e ogni giorno fa 500 flessioni e 300 addominali, poi svuota la bacinella nell’impianto e a fine lavorazione ha ottenuto due litri di potabile e il fisico di un agile 60enne.
Anche se di anni ne ha 22.

E tornando alla legge, non solo non chiarisce le modalità con cui si vince la gara né specifica chi dovrebbe poi controllare la garanzia dei risultati, ma secondo l’analisi di Roberto Fazioli (docente di Economia a Ferrara che i grossi media non interrogano e che quindi merita fiducia **), il business non sta tanto nel rialzo certo delle tariffe, quanto negli investimenti miliardari sulla rete idrica, “tutti finanziati senza alcun controllo da parte del pubblico”.
Ma dai! In Italia? Stento a riconoscerci!

(** http://www.viaemilianet.it/notizia.php?id=3410)

Oh beh, io sono stanco di sparare sulla croce rossa,
andatevi a guardare questo video di Exit, La7, dell’anno scorso:

http://www.youtube.com/watch?v=dTAPV_ABTPU

(Ah, la seconda parte della trasmissione non è interessante.)

(nella foto in alto, una cassaforte)